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Recensioni

Autore Fiorenza Taricone
Titolo Louis Blanc e Mme d’Agoult (Daniel Stern): socialismo e liberalismo
Editore Centro Editoriale Toscano
Citta Firenze
Anno 2013
Recensione di Rossella Bufano

Fiorenza Taricone, nel suo recente volume Louis Blanc e Mme D’Agoult (Daniel Stern): socialismo e liberalismo, mette a confronto i due pensatori.

L’opera, oltre a ricostruire due personaggi e due correnti di pensiero dell’Ottocento rivoluzionario francese, mette in evidenza accanto alle peculiarità del pensiero politico di Blanc e Stern, i punti di affinità e di continuità tra i due, a dimostrazione del fatto che uguaglianza e libertà sono due elementi strettamente inscindibili per il progresso delle democrazie.

Blanc è un protagonista della vita politica francese fino al 1848, oltre che attivo giornalista, per poi dedicarsi interamente alla riflessione e alla scrittura durante i vent’anni di esilio inglese, diventando anche figura centrale nella discussione sugli sviluppi della democrazia europea insieme a Mazzini, Marx ed Engels.

Marie Catherine Sophie, viscontessa Flavigny, coniugata d’Agoult, è una scrittrice e animatrice di salotti, che assiste a ben tre rivoluzioni, la monarchia borghese del 1830, la Repubblica del 1848 e l’impero democratico del 1851. Ma passerà alla cronaca e alla storia più per la sua relazione extraconiugale con Franz Liszt, il famoso compositore, piuttosto che per il suo pensiero politico. Ancora una volta il lavoro della Taricone ha il merito di ridare luce a personaggi femminili trascurati dalla storiografia politica.

L’autrice sa di mettere a confronto due personaggi che hanno un percorso diverso, ma proprio per questo esalta i comuni approdi: «Alla difesa dei diritti, i due arrivavano da strade diverse. Per Blanc, che aveva indossato i panni della povertà, provato la vergogna del chiedere, saltato i pasti, la libertà garantita dai diritti era inutile se non c’era la possibilità di praticarli. Mme d’Agoult, dal passato nobiliare imponente e dalla famiglia di grande peso, che la punì per il legame con Franz Liszt, ma, di fatto, non l’abbandonò mai del tutto, i diritti discendono dalla sfera filosofica e spirituale dell’essere umano. Quella che tracciava nelle sue pagine era una filosofia della libertà. Fu con la Rivoluzione del ’48 che probabilmente vide realmente la coniugazione della teoria con la pratica, un’occasione irrepetibile, per lei come per Blanc» (p. 250).

Entrambi assistono agli eventi della rivoluzione del 1848 ed entrambi ne scrivono la storia, Blanc da protagonista degli eventi politici, Stern da attenta osservatrice. Nella storia sulla rivoluzione del ’48 scritta da Mme d’Agoult, a cui Blanc fa spesso riferimento apprezzandola, la scrittrice, che aveva conosciuto Blanc e lo aveva aiutato a nascondersi prima dell’esilio in Inghilterra, lo descrive come figura eminente del radicalismo. Oltre a lasciarci un arguto ritratto dell’uomo, fisico e psicologico, sottolinea la reciprocità esistente tra leader e masse, il mutuo bisogno esistente in loro di riconoscersi e di ritrovarsi.

I due pensatori hanno in comune anche l’esilio, ma come evidenzia Taricone, oltre ad avere origine diversa, la differenza di genere vi attribuisce un differente significato: Mme d’Agoult non perde la cittadinanza, per il semplice motivo che non la possiede, ma questo non le impedisce di dedicarvi una profonda riflessione: «L’esilio resterà sempre per le anime sensibili, scriveva la Stern, una sofferenza crudele; ma ha cessato di essere per le idee un principio d’isolamento, al contrario. È un numero pressoché illimitato quello degli uomini che il vento delle rivoluzioni toglie alla loro patria e riunisce nel cerchio sempre più ristretto degli Stati liberi che non rifiutano la loro presenza; questa moltitudine di cittadini di tutti i paesi, francesi, italiani, spagnoli, tedeschi, polacchi, ungheresi, espiano tutti, nello stesso modo, la devozione alla stessa causa, istituita in una sorta di comunità, di chiesa laica, fortificata come tutte le chiese dalla persecuzione» (p. 251).

I punti cardine del pensiero politico di Blanc sono il suffragio universale, il centralismo politico, la supremazia del potere legislativo su quello esecutivo, il decentramento amministrativo, il cui ruolo chiave deve essere attribuito alle municipalità. Il potere democratico così organizzato può garantire l’unità sociale attraverso l’associazionismo, in virtù del quale gli uomini uniscono le volontà, mettono insieme le attitudini e lavorano ad un’opera comune, della quale ognuno si avvantaggia secondo i propri bisogni, dopo aver contribuito secondo le personali capacità. Il socialismo per Blanc è la realizzazione naturale della formula rivoluzionaria: libertà, fraternità e uguaglianza, affrancando i lavoratori dalla condizione di schiavitù attraverso le associazioni cooperative. Ma per uguaglianza egli non intende il livellamento degli individui, la società non saprebbe vivere che con l’ineguaglianza delle attitudini e la diversità delle funzioni, bensì l’uguaglianza dei diritti.

L’esperienza politico-sociale e le vicissitudini personali di Daniel Stern, la inducono a interpretare i cambiamenti del suo secolo e a indagare il concetto di libertà, dedicandovi un saggio: Essai sur la liberté. Fiduciosa nella legge del progresso e nelle scienze esatte, estimatrice dei vantaggi introdotti dall’Illuminismo e dall’89 francese, riconosce la libertà come principio e fine della vita, ponendo l’essere umano, nella sua irrepetibile individualità, al centro dell’agire politico e morale.

«La politica, il credo repubblicano e socialista, la militanza, le sorti della classe lavoratrice, la propaganda, furono per Blanc passioni divoranti al centro della propria vita, in cui gli affetti personali, oltre quello per il fratello, non balzano in evidenza. [...] Gli affetti furono invece per Daniel Stern il passaporto per la politica, il centro dell’esistenza, pur se colta e impegnata, ma anche la causa della profonda depressione mascherata da ennui. Entrambi provavano amore sincero per le sorti del popolo, al di là delle forme di governo» (pp. 252, 254).

Blanc è il sostenitore del diritto al lavoro, delle cooperative operaie, è lo scrittore delle rivoluzioni (del 1789, dei dieci anni 1830-1840 e del 1848).

Il lavoro deve corrispondere alle proprie inclinazioni e capacità e favorire il progresso. Alla base dell’instancabile attività profusa nel 1848 da Louis Blanc vi è questa sua concezione, che lo indusse a proporre la creazione del Ministero del Lavoro e del progresso. A suo avviso, solo con la diversa organizzazione del lavoro si sarebbe attuato il progresso, «non più quindi con il solo riscatto economico dalla miseria, l’innalzamento dei livelli di istruzione, l’estensione dei diritti fondamentali, ma con una totale rivisitazione culturale, sociale e politica del lavoro. È su questo terreno teorico che nascerà, durante la rivoluzione, l’appoggio dato a un nuovo diritto: quello al lavoro, mai risolto neanche nei secoli successivi, e ingigantito semmai nelle contemporanee società globali» (p. 56) come sottolinea Taricone. Senza un’organizzazione del lavoro, grazie all’intervento statale, secondo Blanc ne sarebbero derivate instabilità sociale e politica.

Sul tema del diritto al lavoro vi è identità di vedute tra il socialista e la liberale. «Chiedere il diritto al lavoro non significava, per l’Autrice, volersi liberare dai doveri verso la società, ma esigere da questa il riposo dopo la fatica, il godimento dopo il lavoro, una semplice e nobile esigenza, dall’indomani della più completa delle vittorie. Il popolo sovrano di Parigi domandava a quelli stessi che aveva incaricato di governarlo, lavoro e pane» (p. 202).

Anche Daniel Stern è estimatrice delle passioni, di quelle che per Blanc sono naturali inclinazioni. La scrittrice considerava la formazione e il libero sviluppo del bambino fondamentali per l’uomo politico che ne sarebbe derivato. Contraria all’omologazione, da liberale attenta alla cura delle capacità individuali, considerava come del tutto positiva la valorizzazione delle passioni. Per la Stern a limitare le inclinazioni era la tirannia esercitata dalla famiglia tradizionale, pertanto auspicava un sistema educativo pubblico, utile anche ai bambini agiati in quanto avrebbe consentito loro di uscire dall’isolamento che faceva respirare all’infanzia un’atmosfera impregnata di egoismo e servilismo. La relazione tra bambini avrebbe invece sviluppato il loro sentimento di giustizia.

Così per Blanc l’educazione dei bambini del popolo doveva essere obbligatoria e gratuita. Da una corretta educazione sarebbe derivato l’onore reso a ogni lavoro, leggere dei buoni libri avrebbe insegnato loro che nulla è degno di disprezzo, o meglio che lo è solo ciò che è lontano dalla pratica della fraternità e inocula l’egoismo.

Per lo scrittore delle rivoluzioni, quella del ’48 è la prima vera grande rivoluzione dopo quella dell’89 che aveva assicurato alla Francia la gratitudine dell’Europa intera. La rivoluzione del ’48 non era altro che la prosecuzione e l’inveramento del principio che la rivoluzione dell’89 aveva potuto solo affermare ma non realizzare: la fraternità. Da ciò il ruolo centrale dell’associazionismo. Tema ampiamente condiviso da molti pensatori del XIX secolo.

L’associazionismo era importante anche per Mme D’Agoult. «Il profilo tipicamente liberale della concezione di Daniel Stern, che poneva l’essere umano, nella sua irrepetibile individualità, al centro dell’agire politico e morale, era perfettamente bilanciato dall’importanza che l’autrice attribuiva all’associazionismo, frutto progredito di collettività quali la famiglia e la società» (p. 165).

Come sottolinea Taricone, il saggio sulla libertà è un’opera insolita per una donna, non essendo intesa come una rivendicazione di libertà per il proprio sesso, che di libertà non ne godeva, ma nel quale vengono approfonditi grandi temi quali il bene e il male, la giustizia, le relazioni, fra essere umani, il progresso. I cui interlocutori sono gli uomini, intendendo con tale sostantivo l’essere umano nella sua dualità. Ma non manca la Stern di scrivere una dura lettera alle donne francesi, «in un paese in cui si rifiutavano ancora alle donne i diritti più elementari, in cui si giudicava necessario per la salute pubblica mantenerle in uno stato di minorità perpetua, e dove per timore che ne uscissero, né lo Stato né la famiglia dava loro un’educazione razionale [...] Se non dipendeva dalle donne cambiare le leggi, dipendeva però da esse rendere manifesto che occorreva cambiarle» (p. 221). E rimprovera sia le donne che si rifugiavano in una falsa nozione dei doveri, sia le femmes libres che avevano preteso diritti ancora prematuri, rivendicandoli con arroganza piuttosto che con spirito di riflessione, screditando il loro stesso sesso.

D’altro canto, Taricone non può fare a meno di notare che Blanc, lo scrittore delle rivoluzioni, alle protagoniste anche anonime della rivoluzione dell’89 dedica pagine acute e commoventi, alla marcia su Versailles addirittura un intero capitolo, ma per quanto riguarda il ‘48 e i periodi precedenti e successivi, i riferimenti al protagonismo femminile sono scarsi. «[...] le pagine di Blanc riservate alle sue contemporanee che conosceva anche personalmente, se non altro perché a lui coeve e politicamente vicine, tradiscono una disattenzione. Eppure, alcune delle protagoniste del ’48 furono perseguitate come lui, subirono il carcere, ripararono in Inghilterra, quindi furono delle proscritte al pari suo, fondarono riviste, mantennero coerentemente le stesse idee, subirono veri e propri rovesci familiari; soprattutto teorizzarono la necessità di un sistema associativo, come spina dorsale di un nuovo ordine, fondando anche alcune associazioni che ebbero vita ancora più difficile di analoghi organismi maschili. L’unica eccezione, nelle menzioni di Blanc era la figura di George Sand, ma si trattava di un’eccezione che, al di là delle assonanze politiche fra i due, per le comuni posizioni socialiste, era invece una riprova della scarsa considerazione in cui Blanc tenne le strategie politiche femminili del ‘48; la famosa scrittrice, infatti, rifiutò con sdegno la candidatura politica che altre femministe le avevano proposto, negando che fosse un diritto da rivendicare, almeno in quel momento e quindi trovandosi in sintonia con L. Blanc» (p. 213).

Fiorenza Taricone, accostando i due pensatori ci fa notare quanto sottile sia la frontiera tra socialismo e liberalismo, quanto l’esigenza di giustizia sociale e di libertà politica siano interdipendenti e drammaticamente attuali.


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