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Recensioni

Autore Convegno Internazionale
Titolo Rivoluzione & Rivoluzioni
Editore Università della Calabria
Citta Arcavacata di Rende, 5-6 novembre
Anno 2014
Recensione di Italia Maria Cannataro
Allegati

Convegno Internazionale, Rivoluzione & Rivoluzioni, Università della Calabria, Arcavacata di Rende, 5-6 novembre 2014


Lo scorso 5 e 6 novembre all’Università della Calabria, nell’Aula Magna del campus di Arcavacata (CS), si è tenuto il Convegno Internazionale Rivoluzione & Rivoluzioni.
Il Convegno, promosso da Diana Thermes, è stato organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, con la partecipazione del Dipartimento di Studi Umanistici e dell’Associazione Italiana degli Storici delle Dottrine Politiche e ha visto l’intervento di numerosi rappresentanti di diversi settori scientifico – disciplinari. L’incontro ha offerto così ai partecipanti l’occasione di esplorare e discutere un tema di particolare interesse culturale e accademico, nuove prospettive tecniche e metodologiche e recenti risultati di ricerche.
Dopo i saluti dell’Associazione portati da Corrado Malandrino, la questione della rivoluzione e delle rivoluzioni ha coinvolto gli studiosi in un dibattito interpretativo e axiologico innescato dalla relazione di Angelo d’Orsi che, nel sottolineare la mancanza di una «definizione risolutiva» del termine, ha convenientemente illustrato la scelta del titolo del Convegno: Rivoluzione come rivolgimento radicale e irreversibile che segna un “nuovo inizio” nelle istituzioni e nella società, ma anche nell’economia e nella cultura; Rivoluzione con violenza, ma anche senza violenza. Rivoluzione anche come Rigenerazione, Evoluzione, Conservazione, Restaurazione.
Rivoluzioni come eventi storici, diversamente generati da fattori propulsivi quali la Religione, le Ideologie e l’Istanza sociale.
I diversi orientamenti metodologici dei partecipanti hanno fatto da cardine alle diverse sezioni tematiche che hanno trasversalmente delimitato il campo politico e geografico introdotto dal projet régénérateur della rivoluzione francese di Lucien Jaume: la Francia orleanista di Adolfo Noto e quella della Comune di Enrico Marino, l’Inghilterra di Pietro Adamo e di Vittorio Beonio Bocchieri, gli Stati Uniti di Roberta Modugno, la Germania di Weimar di Brunello Mantelli, la Spagna di Steven Forti, la Cuba di Castro di Italia Cannataro, l’America Latina del Che di Claudio Fava, l’Iran di Alberto Ventura e la Cina di Mao di Guido Samarani, e ne hanno poi individuato uno più specificatamente teorico quello dell’istanza ideale e dell’aspirazione sociale.
Così la rivoluzione antifascista di Carlo Rosselli descritta da Paolo Bagnoli e quella napoletana del 1820-21 di Maria Sofia Corciulo, hanno tratteggiato momenti della storia d’Italia in cui l’evoluzione del pensiero politico o dell’esperienza costituzionale hanno rappresentato dei passaggi rivoluzionari per nulla metaforici o metastorici o degli artifici politici proprio come il federalismo moderno definito da Malandrino: « l’esito conclusivo di una vera rivoluzione rispetto al modello dello Stato vestfalico moderno. Una rivoluzione che fu resa possibile grazie al contributo della concezione teologico – religiosa che va sotto il nome di ‘teologia federale’ maturata nel corso della Riforma protestante ».
La rivoluzione ha perciò assunto parimenti la dimensione religiosa dell’esodo (Guido Bartolucci) o dell’eresia (Flavio Silvestrini), della nonviolenza di Gandhi (Diana Thermes) o dell’entusiasmo rivoluzionario delle interpretazioni luterane seicentesche (Valerio Marchetti), e della democrazia tout court (Giulio Alfano).
Con la rivoluzione del soggetto di Anna Jellamo e la sofistica che «spezza il vincolo ancestrale che legava l’ordino umano all’ordine divino e lega la giustizia alla mutevolezza del potere», la rivoluzione torna alla dimensione ideologica.
La classe operaia del 1848 descritta da Gian Mario Bravo, ha costituito il prologo delle relazioni su Marx (Fortunato Cacciatore) e Gramsci (Guido Liguori) e di quella riguardante gli studi controrivoluzionari sulla Rivoluzione di Ottobre (Antonella Salomoni).
La rivoluzione democratica di Michela Nacci, analizzata nell’ambito della sua reazione contraria, ossia psicologia collettiva, il ’68 di Francesca Chiarotto, la rivoluzione “smisurata” del femminismo di Ida Dominijanni, l’istanza rivoluzionaria stessa di Foucault di Filippo Corigliano e la rivoluzione epistemologica della biopolitica rispetto al paradigma della sovranità, cioè la rivoluzione governamentale di Laura Bazzicalupo hanno chiuso i lavori.
Il quadro che si è delineato nel corso delle due giornate, è stato dunque quello di una riflessione su come la questione rivoluzionaria abbia influito sulla teoria e sulla pratica politica nel corso dei secoli, liberandola da facili banalizzazioni e riproponendo tutta la complessità del lessico storico, filosofico e politico che le è proprio.

Italia Maria Cannataro


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