Due giornate di studio sulle critiche della rappresentanza politica saranno organizzate a Parigi il 20 marzo e a Torino il 16 aprile 2020. Le due giornate sono organizzate dal gruppo di ricerca “Rappresentanza politica, partecipazione, cittadinanza” del Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino e l’équipe d’Histoire et Théorie du droit de l’Institut de recherche juridique de la Sorbonne (IRJS-Paris1 Panthéon-Sorbonne).

Le tensioni e i problemi legati oggi alla crisi della rappresentanza non sono completamente nuovi, fanno anzi parte integrante delle sfide degli sviluppi della politica moderna. Inoltre, le trasformazioni odierne della rappresentanza mettono sotto analisi i fondamenti della politica moderna sul piano concettuale, insieme alle forme che essa ha assunto sull’arco di due secoli. L’attuale messa in discussione delle tradizionali istituzioni della rappresentanza politica e le nuove forme di partecipazione a livello locale mirano sia a rafforzare il governo rappresentativo, sia a metterne in evidenza le insufficienze o la natura inafferrabile. Il convegno parte dall’interrogativo se pensare la rappresentanza politica nel XXI secolo passi attraverso una riformulazione del governo rappresentativo, o obblighi al contrario a considerare la rappresentanza al di là del governo rappresentativo stesso.

Esso intende muoversi a livello sia della teoria politica sia della storia, dall’antichità sino alle attuali  tendenze autoritarie, populiste e xenofobe. Tali tendenze si manifestano  attraverso pratiche della rappresentanza politica sempre più personalizzate e il ricorso a una retorica della sovranità elettorale che tocca livelli paradossali, in nome della quale il rappresentante troverebbe la sua legittimazione in quanto eletto e sarebbe nello stesso tempo eletto in quanto legittimo. Se da un lato in democrazia il potere è da ritenersi “uno spazio vuoto”, dall’altro si manifestano ripetutamente pretese autoritarie a incarnare il popolo. Parallelamente, lo sviluppo delle tecnologie e la moltiplicazione dei social media e degli spazi di informazione che esse contribuiscono a creare, s’accompagnano e incoraggiano l’intervento diretto nel dibattito pubblico e fanno nascere il desiderio di esercitare un controllo sull’azione dei governanti, con il rischio di creare l’illusione che i rappresentati siano più competenti dei loro rappresentanti. Constata o denunciata che sia, una deriva oligarchica è incontestabile, accompagnata da una frattura sociale sempre più forte tra élite, da un lato, e cittadini ancora politicamente attivi o che hanno smesso di avere fiducia nelle virtù della rappresentanza, dall’altro. Questa propensione si manifesta chiaramente del resto attraverso la spinta sempre più forte presso taluni a eleggere  individui in cui si riconoscano e la tendenza crescente a denunciare una professionalizzazione della politica, che potrebbe essere contrastata solo dal ricorso a procedure d’appello al popolo, tra cui il referendum. Il populismo contemporaneo esprime e si nutre di tali convinzioni, che fan sì che certi portavoce, presentandosi come radicali innovatori, riescano a far dimenticare di essere professionisti della politica da molti anni.

Si chiede che la democrazia, senza cessare di essere rappresentativa, diventi più partecipativa, senza tuttavia arrivare a precisare e condividere le nozioni di democrazia e di partecipazione. Mentre si vedono moltiplicare progetti che mirano a favorire l’appello al popolo, si tralascia di approfondire una riflessione sulle varie forme che l’appello o il popolo stesso possono assumere. Allo stesso tempo, si elaborano interpretazioni sul ruolo delle corti costituzionali, secondo cui esse stesse sarebbero rappresentative.

La supposta crisi della rappresentanza, diagnosticata a partire dagli anni ottanta, senza che si sappia bene che cosa si intenda con questo termine, sembra ormai non soltanto avere un viso, ma essere al suo apogeo.

Tuttavia, questioni come la profondità di tale crisi, la sua temporalità storica, i paesi che tocca, il senso stesso di rappresentanza politica sono talvolta trattati in modo superficiale o parziale. Si cercano rimedi dopo averne identificato la cause, senza tuttavia individuare delle costanti nella critica della rappresentanza dalle sue origini.

Questo convegno vuole essere precisamente un momento di incontro tra storici, giuristi, sociologi, filosofi e teorici della politica, al fine di allargare il più possibile il campo di indagine e affrontare alcuni dei nodi concettuali più cruciali di tale dibattito.