Mentre prendono avvio le procedure per la selezione dei GEV, l’Associazione Italiana degli Storici delle Dottrine Politiche scrive al Ministro per chiedere significativi interventi all’impianto dell’attuale VQR ma anche per sollevare il problema del senso e degli obiettivi della valutazione della ricerca scientifica. Le proposte di intervento riprendono quanto già chiesto dal Consiglio Universitario Nazionale. Il documento, proposto dal Presidente AISDP, è stato approvato dal nuovo direttivo. Pubblichiamo il testo inoltrato al Ministro e, per conoscenza, al Presidente del CUN.


Al Ministro dell’Università e della Ricerca, prof. Gaetano Manfredi.

E p.c. al Presidente del Consiglio Universitario Nazionale, prof. Antonio Vicino.

L’avvio del nuovo ciclo di valutazione della qualità della ricerca (VQR 2017-2020) rappresenta un momento importante e delicato per il sistema universitario nazionale, segnato da una condizione di grave sotto-finanziamento e dalle preoccupazioni per una modalità di distribuzione premiale delle risorse che, riteniamo, abbia accentuato le disparità territoriali e disciplinari. Siamo convinti dell’importanza di un sistema di auto-valutazione che possa sostenere l’innalzamento progressivo della qualità media della ricerca scientifica e del suo impatto sociale. Crediamo tuttavia che non sia individuando e premiando le “eccellenze”, peraltro a scapito dei “meno eccellenti”, che si possano sostenere comportamenti virtuosi. Piuttosto, tali scelte hanno acuito le divergenze, alimentato comportamenti opportunistici e favorito tendenze al conformismo scientifico.

È in questo contesto che dobbiamo oggi collocare l’avvio del nuovo ciclo VQR. L’Associazione Italiana degli Storici delle Dottrine Politiche ha condiviso le osservazioni fatte dal Consiglio Universitario Nazionale all’impianto del Decreto Ministeriale concernente le Linee Guida per la VQR nonché le osservazioni critiche al Bbando predisposto dall’ANVUR. In particolare, crediamo sia necessario intervenire cancellando all’art.7 (comma 9) del bando la fissazione di percentuali – anche solo indicative – alle categorie di valutazione dei prodotti. Riteniamo per le ragioni esposte dal CUN che l’articolo 8 non risolva le criticità dell’art. 1 comma 3 del DM n. 1110. Siamo pure convinti dei rischi richiamati dal CUN per quanto previsto dall’art. 8 comma 2 del Bando ANVUR. In ultimo, siamo anche preoccupati per gli esiti di una valutazione che attribuisce alla “terza missione” un peso rilevante, a detrimento di quelle strutture e aree scientifiche e culturali in cui la terza missione è rappresentata da attività con più ampio “impatto” e impegno sociale che non sono quantificabili, misurabili né tra loro confrontabili. Più opportuna sarebbe stata un’attività di monitoraggio, mappatura e analisi delle tante esperienze esistenti nei nostri atenei, senza alcun fine di distribuzione premiale di risorse.

Per tutte queste ragioni siamo convinti della necessità di una revisione dell’impianto della VQR, a garanzia di un processo di valutazione rispettoso della ricchezza e varietà culturali e disciplinari e che possa riconoscere, e non condizionare, lo stato della ricerca universitaria in Italia. Chiediamo che le preoccupazioni del CUN, e della comunità universitaria, possano trovare un positivo riscontro.